On travel
Si va?
Dove?
Si va. Punto.
Ecco il senso della nostra vita, il secondo appena trascorso, quest’altro ancora e quello che sta venendo ed è già passato e che tra pochissimo formerà un minuto.
Ecco, le cose, tipo il tempo, vanno avanti, indipendentemente dalla nostra volontà.
Qualunque essa sia. Qualunque.
E non ci rimane altro che affrontare il nostro cammino con la convinzione di poter scegliere la strada ma non la destinazione, e non importa come o quando, ma arriveremo allo stesso punto.
E quando ci ritroveremo, se ci ritroveremo, ci avvolgerà lo spettro delle cose non dette, degli abbracci non dati, dei baci rinnegati, dei saluti pieni di paura.
E’ incredibile.
Non impariamo mai.
Non capiamo quanto la vita sia un dono, una concessione a tempo determinato.
Ci sono state persone a cui è scaduto il contratto, per anzianità, malattia, sfortuna.
Alcuni, quel contratto, l’avrebbero meritato a tempo indeterminato.
Ma non c’è riforma della vita che tenga, non c’è tecnico che la possa scrivere.
Noi sappiamo tutto questo, eccome.
Eppure, eppur siam qui.
Eppure sono qui.
A parlare delle cose che non farò mai.
Come dimostrare il mio affetto verso alcune care persone, come aiutarne altre o impare a chiedere l’aiuto, come l’idea che io possa sconfiggere definitivamente il mio male e che un giorno tutto sarà solo un (brutto) ricordo.
Perché la mia vita è ora, eppure è già passata l’occasione di cambiarla, bastava fare un gesto concreto e non scrivere questo post.
Semplice, no?
E invece scrive e fuggo dalle persone, alcune di questo sono le più belle che questo mondo potesse farmi trovare durante il mio cammino.
Penso che io sia davvero un pessimo cristiano, e che non meriti di ritrovare un rapporto con la fede.
Penso che accusarmi sia il modo per non affrontare e risolvere i miei problemi.
E’ dura a volte, dirsi “don’t worry, it gets better”, quando nulla va better.
Poi ci penso: scrivo da un computer portatile e navigo la rete grazie ad una ADSL molto veloce, mando (accade di rado) un messaggio dal mio Galaxy SII, prima giocava a FIFA12 con la mia Xbox360 e oggi a scuola non sono dovuto entrare alla seconda ora grazie perché ci sono andato in moto e non a piedi, e intanto pianifico il mio viaggio di due settimane in Irlanda e meno di un mese fa son stato in gita per cinque giorni con la classe, e a 17 anni ho già visitato Londra, Barcellona, Madrid, Parigi, Milano, New York, Venezia, Firenze e ho visto la mia squadra del cuore per cinque volte allo stadio e ho una casa spaziosa e non muoio certamente di inedia.
Capirete quanto io sia un motivo per il genere umano, perché non dovrei lamentarmi di nulla.
E tutto quello che non ho, è perché non l’ho voluto.
La felicità non si compra con due soldi, la malinconia, la depressione, l’ansia, l’insicurezza è a basso prezzo, spesso in svendita.
E migliaia di attimi sono passati ancora, e io sono qua.
Chiedendomi se davvero me ne voglia andare oppure se questa sia la storia della mia vita, e che il mio cammino, il mio viaggio, stiano andando nella direzione: quella che non voglio, ma è mia, da me determinata.
E si va.
Non so dove.
Ma in realtà si, eccome.